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Domande frequenti (Frequently Asked Questions)

 

Domande frequenti (Frequently Asked Questions)

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Brexit e status dei cittadini UE nel Regno Unito


Che cosa è la Brexit? Il Regno Unito è già uscito dall’Unione europea?
Con il termine Brexit, di invenzione giornalistica, si intende l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (“Britain + exit”=Brexit).

Ad oggi il Regno Unito non è ancora uscito dall’UE, la Brexit non si e’ ancora verificata e quindi i cittadini UE continuano a godere di tutti i diritti derivanti dai Trattati europei, incluso in materia di libertà di circolazione e di libertà di stabilimento.

Nel referendum tenutosi in data 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito hanno votato per l’uscita del Paese dall’Unione europea. A seguito di legge di autorizzazione del Parlamento britannico (16 marzo 2017), il Primo Ministro britannico, Theresa May ha annunciato l’invio all’Unione europea – in data 29 marzo 2017 – della notifica ufficiale dell’intenzione di uscire dalla UE. Secondo la procedura prevista dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, dalla data della notifica decorre un termine di due anni entro il quale il Regno Unito e la UE dovranno negoziare un accordo che disciplini le modalità dell’uscita dall’Unione europea, tenendo conto del quadro delle sue relazioni future con la UE.

Per entrare nel Regno Unito oggi ho bisogno del passaporto o basta ancora la carta d’identità?
Per entrare nel Regno Unito non è necessario il passaporto, ma è sufficiente la carta d’identità. Nel caso in cui si possegga una carta d’identità in formato cartaceo particolarmente lisa o rovinata è tuttavia consigliabile rinnovarla prima di effettuare il viaggio. In casi del genere, infatti, per il timore di trovarsi di fronte ad un documento falsificato, la polizia britannica di frontiera potrebbe chiedere al titolare della carta d’identità di esibire il passaporto o altro documento d’identità con fotografia.

Per viaggiare in UK oggi ho bisogno del visto? E in futuro?
No, per i cittadini UE oggi non c’è bisogno di alcun visto per entrare in UK. E nessun visto sarà necessario fintanto che il Regno Unito resterà ancora nell’UE. Quel che succederà in seguito dipenderà dall’esito dei negoziati tra UK e UE. Attualmente, per incoraggiare turismo e affari, è uso comune che con Paesi con i quali il Regno Unito ha forti legami –ad esempio Nuova Zelanda, Svizzera, Norvegia e Stati Uniti – da parte britannica non si richiedano visti da parte britannica.

Per entrare in UK per lavorare o studiare ho bisogno del visto? E in futuro?
Nessun visto è necessario oggi, ne’ verrà richiesto ai cittadini UE almeno fino all’uscita definitiva del Regno Unito dall’UE, nemmeno per lavorare o studiare. Tuttavia, la questione dell’immigrazione per lavoro e studio sarà una delle più delicate tra quelle che attendono i negoziatori. Infatti, la libera circolazione delle persone è un elemento chiave del mercato unico europeo, ma è anche uno degli argomenti centrali adoperati dalla vittoriosa campagna del “Leave”. Secondo quanto dichiarato più volte dalle Autorità britanniche è possibile che in caso di abolizione completa della libera circolazione sia i lavoratori altamente qualificati, sia gli studenti avranno accesso ad una procedura semplificata per ottenere il visto. Ma è ancora presto per dirlo.

E’ possibile ancora ottenere un lavoro in UK? E in futuro?
Sì è possibile. Per i cittadini UE la possibilità di lavorare, a tempo pieno o parziale, non è stata intaccata dal risultato del referendum del 23 giugno 2016. La situazione resterà la stessa solo se il Regno Unito decidesse di restare nel mercato unico accettando la libera circolazione delle persone. In caso contrario, secondo quanto dichiarato finora dalle Autorità britanniche, una volta che il Regno Unito sia definitivamente uscito dalla UE, saranno sicuramente introdotte forme di controllo all’accesso per lavoro e molto probabilmente limitazioni per alcune tipologie di lavoro.

E’ necessario presentare ora all’Home Office la richiesta di certificato di residenza permanente in UK per quelli che risiedono qui da oltre 5 anni?
No, fino al momento in cui il Regno Unito resterà nella UE non è necessario per i cittadini UE richiedere il certificato di residenza permanente per vedersi riconosciuto il diritto di residenza. Come ammettono le stesse Autorità britanniche, per i cittadini UE i diritti di circolazione e stabilimento derivano direttamente dalle norme europee (Trattato e Direttiva 2004/38) e non dipendono da una conferma da parte britannica. L’unico caso in cui è necessario presentare una richiesta di certificato di residenza permanente è quello in cui il cittadino UE voglia avviare la procedura per l’ottenimento della cittadinanza britannica. In questa ipotesi il previo ottenimento di un certificato di residenza permanente costituisce, secondo la legge britannica, una tappa necessaria della procedura per acquisire la cittadinanza.

Fino ad oggi, la procedura stabilita dalla legge britannica per la naturalizzazione e per l’ottenimento del passaporto britannico per i cittadini UE prevede i seguenti requisiti: (a) sei anni almeno di residenza nel Regno Unito; (b) l’ottenimento del certificato di residenza permanente. Si ricorda che la legislazione sulla cittadinanza, come negli altri Paesi UE, ha carattere nazionale ed è totalmente svincolata dalla appartenenza o meno all’Unione Europea. Per questo motivo, il Regno Unito è libero di cambiare le regole applicabili alla naturalizzazione ed al rilascio del passaporto britannico in qualsiasi momento a prescindere dalla Brexit.

Al di fuori dell’ipotesi di richiesta della cittadinanza britannica, i cittadini UE restano comunque liberi di decidere se presentare o meno una richiesta di certificato di residenza permanente e l’eventuale certificato rilasciato da parte britannica avrebbe in quel caso unicamente valore “ricognitivo” del diritto di residenza che discende, come detto, direttamente dalle norme europee.

Dopo l’uscita del Regno Unito dalla UE potrebbe diventare necessario presentare la richiesta di certificato permanente per potersi vedere riconosciuto il proprio diritto di residenza. Tuttavia, modalità e condizioni per la concessione di tale certificato potrebbero essere anche diverse da quelle attuali a seguito dell’esito dei negoziati tra UK e UE.

Con l’occasione, si ricorda che per i cittadini italiani la registrazione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) è obbligatoria ai sensi della legge italiana. Peraltro, proprio perché prevista solo dalla legge italiana, la registrazione all’AIRE non costituisce prova di residenza ai sensi della legislazione britannica.

E’ vero che per presentare la richiesta di certificato di residenza permanente devo compilare un formulario di 85 pagine e devo consegnare il passaporto per vari mesi allo Home Office?
Premesso che la richiesta di un certificato di residenza permanente per un cittadino UE e dell’Area Economica Europea non è necessaria per esercitare il diritto di libera circolazione e stabilimento, una volta presentata, tale richiesta viene valutata dalle Autorità britanniche sulla base della normativa interna britannica di attuazione delle norme europee sulla libera circolazione. Le Autorità britanniche forniscono le relative indicazioni sul loro sito.

Sul predetto sito sono disponibili tutte le informazioni necessarie. Tra l’altro vi si specifica che:

- le richieste presentate per posta ordinaria (Royal Mail) devono essere fatte compilando un modulo di 85 pagine. In tal caso continua a essere richiesto l’invio della copia originale del passaporto che viene trattenuto dall'Home Office fino alla fine della procedura;

- è necessario riportare nel formulario prove documentali relative a tutti i periodi di assenza superiori ai 6 mesi al di fuori del Regno Unito nel corso della permanenza nel Paese.

- le richieste possono essere presentate anche online. In questo caso, il modulo da compilare è semplificato rispetto a quello cartaceo di 85 pagine e le Autorità britanniche non trattengono fisicamente il passaporto: attraverso il sistema European Passport Return Service, è possibile limitarsi a mostrare personalmente il passaporto che viene quindi immediatamente restituito al titolare. Si tratta di una facilitazione che è stata introdotta nell’ottobre 2016 anche a seguito delle segnalazioni fatte dall’Ambasciata italiana alle competenti Autorità britanniche.

Tra le facilitazioni introdotte dalla procedura di richiesta online si segnala il fatto che:

- i periodi di lavoro subordinato nel Regno Unito possono essere provati con i certificati annualmente emessi dai datori di lavoro noti come “P60”, che sono trattati anche come prova della residenza continuativa, riducendo il complessivo onere probatorio cartaceo a carico del richiedente;

- non è necessario con la richiesta online presentare la lista dettagliata e completa dei giorni di assenza dal Regno Unito;

Alcune categorie di persone, tuttavia, non possono presentare la richiesta online, tra cui i familiari non-UE che presentino richiesta separatamente dal cittadino UE e gli studenti o le persone autosufficienti che siano finanziariamente responsabili di altri familiari, ovvero che facciano affidamento su un altro membro della famiglia per il sostegno finanziario.

In generale, lo Home Office ha l’obbligo di rilasciare il certificato di residenza permanente nei sei mesi successivi alla presentazione della domanda (par. 19 (EEA) Regulations 2016) come stabilito peraltro dall’art. 10(1) della Direttiva n. 2004/38. Nella prassi, ci viene peraltro segnalato che è difficile poter ottenere un risarcimento o altro rimedio nel caso in cui l’Home Office vada oltre con i tempi.

Si ricorda, tuttavia, che almeno fino all’uscita del Regno Unito dalla UE non è necessario ottenere un certificato di residenza permanente per continuare a entrare e risiedere nel Regno Unito.

Dopo la Brexit a chi sarà garantito di poter restare in UK?
Nulla è stato ancora deciso su questo punto. Finora, tuttavia, sia le Autorità britanniche, sia quelle degli altri Stati Membri hanno dichiarato che intendono garantire automaticamente il diritto di residenza permanente ai cittadini che siano già legalmente residenti prima di una certa data (c.d. cut-off date). Nonostante la stampa britannica abbia indicato più volte diverse date, non c’è ancora nessuna decisione al riguardo. Questa data (la cut-off date) dovrà essere concordata tra Regno Unito e UE. Nel caso in cui la cut-off date fosse prima dell’uscita del Regno Unito dalla UE, un cittadino UE che giungesse in UK prima di tale data potrà comunque continuare a godere di tutti i diritti di libera circolazione e stabilimento derivanti dalle norme UE fino alla Brexit. L’unica differenza potrebbe essere che dopo la Brexit tale cittadino UE potrebbe non vedersi riconosciuto automaticamente il diritto di residenza permanente.

E’ ancora possibile l’accesso al servizio sanitario nazionale britannico (NHS)? Cosa accadrà in futuro?
Come per molte altre questioni, per i cittadini UE la copertura sanitaria non subirà modifiche fino all’uscita definitiva del Regno Unito dall’UE. Attualmente, i servizi sanitari dei paesi UE rimborsano l’NHS per i servizi ospedalieri offerti ai rispettivi cittadini, permettendo loro di avere accesso alle stesse cure dei cittadini britannici. I negoziati stabiliranno cosa accadrà in seguito.

La Tessera Europea di Assicurazione Malattia continuerà ad essere valida?
In modo simile, la validità della TEAM non ha subito modifiche dopo il risultato del referendum del 23 giugno 2016. La Tessera, che garantisce accesso gratuito alle cure urgenti, dipende dall’appartenenza all’Area Economica Europea, che include Stati non membri dell’UE. Pertanto, la validità futura della TEAM dipenderà dalla permanenza o meno del Regno Unito nell’AEE.

E’ vero che per ottenere dall’Home Office il certificato di residenza permanente devo avere una assicurazione malattia privata (“comprehensive sickness insurance”)?
Sì, al momento è necessario avere una assicurazione malattia privata per ottenere il certificato di residenza permanente. Si tratta di un requisito considerato necessario solo per le persone qualificate come “self-sufficient” e per gli studenti. I lavoratori subordinati e quelli autonomi non hanno bisogno di provare di essere titolari di una comprehensive sickness insurance ai fini dell’ottenimento del certificato di residenza permanente. La richiesta di una assicurazione malattia privata è motivata dalle Autorità britanniche con l’interpretazione che esse danno alle norme UE sulla libera circolazione delle persone (Direttiva 2004/38), nel senso di ritenere non sufficiente la possibilità di accedere all’NHS (sistema sanitario nazionale). Si tratta di una interpretazione sulla quale la Commissione europea e gli altri Stati membri non concordano. La questione sarà probabilmente affrontata in sede di negoziato tra UK e UE.

Dopo il referendum e’ cambiato qualcosa in materia di oneri contributivi e previdenziali?
Gli oneri contributivi e previdenziali, nonché l’effetto delle totalizzazioni per i periodi di contribuzione continuano ad essere disciplinati dei regolamenti 883/2004 e 987/2009. Ci si aspetta che tali norme restino in vigore almeno fino alla data di uscita del Regno Unito dalla UE. Successivamente, questi obblighi saranno probabilmente oggetto di una nuova disciplina a seguito dell’accordo con la UE. Peraltro, in materia restano in vigore fino alla Brexit anche gli accordi bilaterali conclusi tra la Repubblica Italiana ed il Regno Unito ai fini dell’attuazione della disciplina in questo settore.

Che effetti ha la Brexit sugli attuali studenti UE in UK?
Lo status degli studenti UE, il livello delle tasse universitarie, nonché l’accesso ai prestiti studenteschi e alla possibilità di lavorare, non sono cambiati alla luce dell’esito del referendum del 23 giugno 2016. Salvo eventuali decisioni unilaterali a sorpresa del governo UK (allo stato improbabili), la situazione resterà immutata almeno fino all’uscita del Regno Unito dalla UE. In futuro, la situazione sarà disciplinata alla luce dell’esito dei negoziati.

Le tasse universitarie resteranno invariate?
Il governo britannico ha annunciato che gli studenti UE che intendono fare domanda per un corso di laurea presso un’università, o altro istituto UK, per l’anno accademico 2017/2018 continueranno a beneficiare, per tutta la durata dei loro corsi di studio, del livello di tassazione, dei prestiti e delle sovvenzioni messi a disposizione degli studenti UE, anche nel caso in cui il Regno Unito dovesse nel frattempo completare le procedure per l’uscita dall’Unione europea (v. sul sito web). Probabilmente, questo cambierà per quei cittadini che cominceranno gli studi in UK dopo l’uscita ufficiale del Regno Unito.

E per quanto riguarda i prestiti universitari?
Gli studenti UE attualmente iscritti ad università UK, o che cominceranno un programma nel corso dell’anno accademico 2017/2018, sono ancora eleggibili per prestiti e borse di studio. Come per le tasse universitarie, ciò probabilmente cambierà per chi comincerà gli studi dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE.

Cosa succederà al programma Erasmus?
Il risultato del voto referendario su Brexit non ha avuto impatti sullo status degli studenti UE né sulla loro eleggibilità per borse di studio, incluse quelle Erasmus. I negoziati stabiliranno cosa accadrà dopo l’uscita del Regno Unito. In ogni caso, già oggi 5 Paesi, pur non facendo parte dell’UE, partecipano integralmente al programma Erasmus, versando i relativi contributi al bilancio UE, mentre molti altri hanno stabilito forme diverse di collaborazione.

E alle altre forme di collaborazione bilaterali (doppie lauree, programmi di scambio, ecc.)?
I programmi di scambio, doppie lauree e altre forme di collaborazione, escluso l’Erasmus, non sono influenzati direttamente dalla Brexit. Perciò, la maggior parte dei programmi, bilaterali e non, rimarranno probabilmente invariati a prescindere dai negoziati per l’uscita del Regno Unito.

E’ cambiato qualcosa per i finanziamenti per i programmi di ricerca? Saranno aboliti?
Sul tema dei finanziamenti per i programmi di ricerca, segnaliamo le dichiarazioni recentemente rilasciate dal Ministero del Tesoro britannico con la rassicurazione che le organizzazioni britanniche che risultino vincitrici di concorsi pubblici su progetti di ricerca nel quadro del programma europeo “Horizon 2020”, precedentemente all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, riceveranno l’ammontare totale del finanziamento, senza alcuna detrazione. Ciò si verificherà anche se i progetti in questione saranno portati a conclusione successivamente alla Brexit. Tale concetto e’ stato ribadito chiaramente anche nel Libro Bianco (White Paper) pubblicato dal governo britannico il 2 febbraio 2017: “For bids made directly to the Commission by UK organisations (including for Horizon 2020, the EU’s research and innovation programme and in funds for health and education), institutions, universities and businesses should continue to bid for funding. We will work with the Commission to ensure payment when funds are awarded. HM Treasury will underwrite the payment of such awards, even when specific projects continue beyond the UK’s departure from the EU.”

 

Disclaimer:
I regolamenti applicabili, le circolari e la modulistica dell’Home Office sono soggetti a continuo aggiornamento, per cui si invita chi legge a verificare se ci siano stato delle modifiche rispetto alla data della pubblicazione delle FAQ.


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